Fusion“: un termine che se preso singolarmente può avere migliaia di significati, alcuni buoni, altri meno, ovviamente dipende dalla persona che lo interpreta.
Negli ultimi tempi i fatti sociali che ci stanno percuotendo negli animi, credo stiano inconsciamente allontanando le persone dalla possibilità di creare una cultura migliore attraverso lo scambio e la fusione di stili e modalità di vivere e sentire la vita.

Nella mia cucina questa parola è vista in un modo un po’ diverso.

Quando si parla di “cucina fusion”, tendenzialmente, ci si riferisce alla fusione di odori e sapori provenienti da diverse culture, adattando stili e tradizioni. Niente di più vero, ma si sa che per ogni cosa esistono spesso due aspetti fondamentali: uno legato all’apparenza e uno più profondo e radicato al retroscena; ed è proprio quello da svelare in questo caso. Il come arrivarci e cosa ci sta dietro.

Il viaggio:

la parte fondamentale per capire questa fusione di realtà. Viaggiando si impara a conoscere persone e culture differenti, ma ti insegna anche ad adattarti, cosa indispensabile in questo caso. In un’azienda dove spesso il lavoratore è relegato fra le mura di uno stesso edificio, a volte nella noia e nel continuo desiderio di poterci uscire, scappare, in un luogo dove è lasciato a se stesso senza una reale condizione di vere relazioni e condivisioni, non sarà di certo un contesto utile alla produzione di buoni frutti. Al contrario, un’impresa dove le ambizioni e i sogni dei dipendenti sono coltivati, e gli scambi sono profondi e continui, si avranno risultati più significativi e rigogliosi. Questo significa viaggiare. Entrare realmente in contatto con la gente, capendola e aiutandola, immedesimandosi in colui che si ha di fronte creando empatia e generando qualcosa di nuovo. Grazie a questa idea comunitaria, nella storia sono avvenuti migliaia di scambi culturali e di idee che hanno permesso a molte civiltà di crescere e rendersi migliori vicendevolmente.

La tradizione:

punto chiave di questa ricerca. Conoscendo le tradizioni di altri paesi si può davvero venire a contatto con l’idea di un cambiamento. E altresì possibile comprendere in modo più attento la propria condizione, quasi fossimo di fronte ad uno specchio. Stravolgere e modificare le basi di una cucina, non e sempre una cattiva idea, ovviamente non sto parlando di distruggere la storia culinaria di un popolo. La cucina è radicata nella cultura come un albero è ben saldo nel terreno, ma come le sue radici sono solide, al contrario le sue fronde si lasciano cullare dal vento. É proprio così che deve essere la cucina, e altrettanto un’azienda così come una società e la vita stessa. Solida nelle basi ma elastica nei cambiamenti.

Credo che sia proprio questa la finalità della cucina fusion, spingerti a viaggiare e metterti in contato con altre persone, altre realtà, abbattendo i confini, le barriere e i pregiudizi tramite i sapori e le tradizioni, cosicché si possa davvero vivere in un mondo comune, dove il dialogo e la condivisione sono alla base di tutto. Spero che la cucina possa essere un modello di insegnamento e un ponte fra alcune attuali condizioni sociali e la speranza di un mondo migliore.

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