Breve storia della farmacologia

Nel panorama curativo odierno si odono molte voci: medicina “Tradizionale” e “Alternativa”, Allopatia e Omeopatia, MTC (Medicina Tradizionale Cinese) e Ayurveda (quella tradizionale indiana) e molte altre.
Complice anche la miscellanea di popoli e culture che si incontrano e confrontano nel grande processo di globalizzazione, vorremmo fermarci per un attimo e tentare di chiarire le peculiarità dei diversi metodi di cura. In quanto europei, siamo convinti che la medicina Ufficiale, basata sull’utilizzo di principi attivi mirati per patologia, e dalla quale attingiamo a piene mani, sia anche quella “Tradizionale”. Ma quando incomincia questa tradizione?
Fino agli albori del XIX secolo e anche oltre, i rimedi più in voga erano quelli ottenuti dalle piante, più o meno miscelate fra loro, secrezioni animali e loro organi, sali, salassi, bagni, impacchi, unguenti, elisir.
Solo all’inizio del XIX secolo si comincia a perseguire l’idea che l’azione terapeutica delle piante sia da ricondurre a uno o più principi attivi biosintetizzati dalle diverse specie. Si avvia così lo studio degli attivi isolati dalle piante, da sempre utilizzate tal quali o mediante estrazioni che ne preservavano la complessità. Sempre in questo periodo vi sono i primi tentativi volti a ottenere sostanze curative provenienti non più dai regni della natura ma per sintesi chimica: da menzionare è quella dell’acido salicilico. Poco dopo Hoffman, chimico dell’industria Bayer, approdò all’acido acetilsalicilico (Il principio attivo dell’Aspirina). Emerge come l’umanità abbia progressivamente posto in primo piano un’emancipazione dalla natura; dapprima con la sintesi in laboratorio di attivi identici a quelli delle piante e poi modificandoli, creando così nuove sostanze.
Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo nascono i primi Istituti di Farmacologia e con loro le ricerche sugli animali, senza più contatti diretti con gli ammalati, volte a testare gli effetti di nuove sostanze.
Nel corso e dopo la II guerra mondiale, la farmacologia compie un notevole salto con la scoperta di nuovi farmaci e con il miglioramento di quelli già in uso. L’introduzione di antipertensivi, psicofarmaci, antinfiammatori, antidiabetici e anticoagulanti modificano radicalmente l’approccio terapeutico.
Oggi viviamo totalmente immersi in questo clima e spesso ci paiono scontati alcuni concetti che permeano le nostre idee e indirizzano più o meno consapevolmente le nostre scelte di cura.
Come emerge da questi brevi cenni storici, non sempre l’umanità si è approcciata in tal modo per trattare le malattie. Accanto a quella che chiamiamo medicina Tradizionale o Ufficiale e che, a ben vedere, è piuttosto giovane, vi sono moltissimi altri spunti terapeutici che possono interagire con essa. Le istanze che spingono oggi molte persone a valutare l’apporto curativo di medicine complementari sono innumerevoli e spesso partono dall’esigenza di riappropriarsi di un rapporto medico-paziente che molte volte si perde a favore di dati statistici e protocolli, per personalizzare la terapia o per ridurre gli effetti collaterali di molti farmaci di sintesi .
Osservando la realtà italiana, sono circa 200 i centri pubblici che offrono prestazioni di medicina complementare accanto a quella ufficiale, di cui 60 solo in Toscana che, tra le regioni, è quella in tal senso più all’avanguardia. Nel 2008 è stato fondato il primo ospedale di medicina integrata a Pitigliano (Grosseto), esperienza pilota su scala europea.
Cosa si intende per Medicina Alternativa Complementare? Secondo il “National Center for Complementary and Alternative Medicine”per CAM si intende quel “gruppo di pratiche terapeutiche e prodotti che non sono attualmente considerate parte della medicina tradizionale”. Nel frattempo è andata sempre più diffondendosi la definizione di “medicina integrata”, marcando così l’aspetto complementare delle medicine non ufficiali.

Ecco alcune delle CAM più interessanti applicate nel mondo occidentale:

1. La Medicina Tradizionale Cinese (MTC).

E’ la più organica dottrina medica antica tuttora operante in gran parte del mondo. Alla base del pensiero medico cinese c’è un’idea comune anche all’antico pensiero medico greco: la salute è uno stato di equilibrio dell’organismo; la malattia è frutto di un disequilibrio della circolazione delle sostanze vitali e delle energie che lo percorrono attraverso i cosiddetti meridiani. Agendo ad esempio su punti specifici della superficie corporea, con gli aghi (agopuntura), con il calore (moxibustione), con la pressione delle dita (tuina) o mediante pratiche di meditazione e ginnastiche energetiche (taiji e qigong) è possibile ritrovare l’equilibrio e quindi la salute.

2. Agopuntura.

È la metodica terapeutica della MTC più nota e diffusa in Occidente, la quale provvede a ripristinare l’ equilibrio dell’organismo mediante l’inserzione di aghi molto sottili in specifici punti ritenuti collegati a canali di energia che attraversano tutto il corpo (meridiani) e che comunicano con gli organi interni.

3. La medicina Ayurvedica.

E’ la medicina tradizionale indiana, il suo nome deriva dal sanscrito ayur, longevità e veda, conoscenza. Al pari della medicina cinese, l’Ayurveda ha un approccio olistico alla salute e alla malattia e usa, in campo preventivo e curativo, la combinazione di alimentazione, tecniche meditative (yoga), trattamenti fisici come massaggi con oli, e fitoterapia.

4. Fitoterapia.

E’una fra le medicine non convenzionali più antica che l’uomo abbia mai sperimentato: se ne trovano testimonianze in un papiro del 1500 a.C. scoperto nella Valle dei Re in Egitto. Le sostanze usate in fitoterapia sono tutte di origine vegetale, le piante vengono raccolte nel loro periodo di maggior efficacia e poi trattate in modo da esaltarne le proprietà curative. Tuttavia la fitoterapia non deve essere considerata priva di rischi e per questo una cura “fai da te” solo perché di origine naturale, infatti, non tutto ciò che è naturale è innocuo.

5. Omeopatia.

Meno antica è la medicina omeopatica che risale al XVIII secolo quando il medico tedesco Hanhemann osservò che diluendo e agitando con un particolare metodo le sostanze naturali, si ottenevano dei rimedi in grado di sollecitare una reazione riequilibrante della forza vitale nell’individuo malato. La scelta dei rimedi si fonda sul “principio della similitudine” in base al quale il rimedio giusto è quello che, sperimentato nell’organismo sano, provoca sintomi simili a quelli riscontrati nel malato.

6. La Medicina Antroposofica.

Si fonda sulla visione filosofica e scientifica dell’uomo proposta dal filosofo austriaco Rudolf Steiner all’inizio del XX secolo. Essa considera l’essere umano come unità di corpo, anima e spirito, pertanto il medico antroposofo esplora le premesse fisiche, ma anche quelle psichiche e individuali che determinano la malattia. La considerazione di questi aspetti nella diagnosi e nella terapia è uno dei fondamenti essenziali di questa disciplina che impiega strumenti farmacologici propri ma anche l’arte-terapia (pittura, scultura, musica, arte della parola, euritmia) e il massaggio ritmico. Le cure orientate in senso antroposofico sono volte alla risoluzione delle patologie stimolando e mantenendo viva la capacità di autoguarigione dell’organismo.
L’affascinante e complesso approccio antroposofico alla malattia e alla vita verrà approfondito nel prossimo articolo.

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