Chi di noi, almeno una volta nella vita, non si è posto nella condizione di trovare la ricetta utile a produrre il proprio successo personale? Chi almeno in un’occasione non si è domandato dove stessero quelle regole per ottenere ciò che desideriamo, a prescindere dall’oggetto in questione. Qualcuno di voi, a tal scopo, avrà frugato nei testi dei filosofi o nelle biografie degli antichi imperatori, altri sbirciato nelle vite di grandi business man o imprenditori di successo. Taluni avranno studiato, seguito conferenze e chiesto a persone conosciute, altri si saranno immaginati da sé che regole darsi e che indicatori seguire al fine di far accadere qualcosa che non ha ancora preso vita.

Per quanto mi riguarda credo di aver attraversato tutte le strade indicate e penso anche molte di più, e devo dire che qualcosa è successo. Certo di strada ancora ce né, e ce ne sarà sempre, per ciascuno di noi. E più mi sforzo nel conoscere e realizzare me stesso, attraverso il lavoro di altri, delle loro teorie e delle loro esperienze, più mi trovo dinanzi ai cancelli del mio essere, della mia persona, dove con intuizione capisco che le regole più profonde di questo risvegliarsi, del poter aver successo e concretizzare ciò che vogliamo, albergano proprio dentro di noi.

I modelli appresi, le regole e i principi, così come i paradigmi assimilati ed interiorizzati, devono arricchirci e orientarci senza essere d’ostacolo ad una ricerca di sé e del proprio originalissimo modo di fare successo.

Quando parliamo di successo sappiamo però di cosa stiamo parlando? Per qualcuno corrisponde al potere, per altri a possedere e ad accumulare denaro, per qualcuno l’essere personalità famose e per altri avere bei partner. In effetti questo termine non sempre viene utilizzato in modo univoco ed è forse utile per fare chiarezza chiedersi quale sia la sua etimologia.

Successo deriva dalla parola latina Successus, ovvero il participio passato di Succedere, venire dopo. Come aggettivo significa appunto che viene dopo, risultato ad un’azione. Come sostantivo tende ad essere usato come seguito o come esito, di frequente buon esito. Quindi di fatto qualunque cosa accada è un successo perché è per l’appunto successa. L’intento comune delle persone e di questa analisi non è però questo ma– pur lasciando aperte le questioni sull’utilità anche dei cosiddetti insuccessi - è quello di pensare al successo come un un esito positivo rispetto ad intenti soggettivamente desiderabili. Non è mia intenzione in tal sede affrontare questioni sull’etica legata a tal discorso.

Il pensiero teorico che vorrei proporvi a tale fine riporta parte del percorso indicato da Jack Canfield nel suo libro “I principi del Successo”.
Canfield è co-autore del vendutissimo best seller “brodo caldo per l’anima”. Ha insegnato alle superiori e lavorato in università ed è oggi esperto ed autore di diversi libri sullo sviluppo personale e professionale.
Non elencherò tutti i principi riportati da Canfield e altrettanto risulta chiaro che se anche lo facessi ci sarebbero molte idee non citate, o comunque complementari a quelle riportate nel libro.

L’obiettivo è piuttosto quello di introdurre il lettore ad una serie di principi utili per realizzare positivamente i propri intenti.

A tal proposito ne analizzeremo alcuni riportati nel testo:

PRINCIPIO 1. ASSUMITI IL 100% DI RESPONSABILITA’ DELLA TUA VITA

Una delle grandi illusioni dell’uomo è quella di pensare che il successo sia qualcosa che può essere determinato da soggetti o contesti esterni. Io credo che in parte sia vero ed in parte non lo sia. Canfield assume una posizione più netta e, sicuramente in modo efficace e affascinante, dice che solo noi stessi siamo responsabili della qualità della vita che viviamo. In questo modo non si possono più incolpare gli altri o le situazioni in generale, prendendo piena responsabilità e controllo della propria esistenza.
La vita che viviamo è il risultato dei nostri pensieri, delle nostre azioni e relazioni. Siamo noi i responsabili delle cose che facciamo e delle emozioni che inseguiamo. Siamo responsabili delle informazioni che prendiamo così come dei condizionamenti che subiamo.
Tutto ciò è molto facile ma allo stesso tempo difficile da attuare. Abbiamo sempre una scusa, una ragione per stare zitti, per non agire come dovremmo e prenderci quello che desideriamo.
L’unico modo che abbiamo però per cambiare le cose è quello di agire su di noi, chiederci in che modo stiamo permettendo alle cose di stare come stanno, che cosa stiamo facendo per cambiarle, migliorarle, capire dove non funzionano e prendere nuove strade.
Alcuni consigli veloci potrebbero essere:

Prenditi il 100% di responsabilità per tutto – per ogni aspetto della tua vita.
• Tutto ciò che sperimenti oggi è il risultato delle scelte fatte in passato.
• Rinuncia a qualunque scusa.
• Se non ti piacciono i tuoi risultati cambia i tuoi comportamenti.
• Se continui a fare ciò che hai sempre fatto, continuerai a ottenere ciò che hai sempre ottenuto.
• Non incolpare gli altri.
• Non lamentarti.

PRINCIPIO 2. ABBI CHIARO PERCHE’ SEI QUI

L’autore parte da una riflessione importante e profonda, per alcuni forse azzardata, che evoca sia la componente spirituale dell’uomo sia la sua sfera professionale.
La ricerca è rivolta a comprendere il motivo intrinseco per cui siamo sulla terra, un’osservazione quindi posta sullo scopo esistenziale. In questo modo si può consegnare un senso ed agire allineati con noi stessi. Capire chi siamo, cosa vogliamo fare, che amiamo maggiormente o in cosa siamo più bravi, e nondimeno ciò che è importante per noi. Se tendiamo a questo, definendo in termini più superficiali degli obiettivi, e perseguendoli nel modo giusto, mettiamo le persone, le risorse e le opportunità nella condizione di venire verso di noi.
Stabilire delle finalità ed organizzare tutte le attività attorno ad essa.
La difficoltà sta però non solo nell’organizzare le attività ma soprattutto nel trovare quella parte di sé che spesso è nascosta dai condizionamenti: le finalità. Le idee degli altri, i modelli degli altri… e così ci troviamo a svolgere il lavoro degli altri solo perché babbo e amici pensano che sia quello giusto. O a interpretare le azioni di marketing di altre aziende solo perché per loro sono efficaci.
Per riprendere la cultura religiosa e la filosofia greca si deve tornare alla ricerca del Daìmon, la natura, il destino, l’anima, la guida spirituale dell’uomo che gli consente di realizzarsi ed elevarsi verso il sovrasensibile.

PRINCIPIO 3. DECIDI CIO’ CHE VUOI

Una volta compreso perché siamo qui l’autore ci spinge a capire cosa specificatamente possiamo essere, fare e avere. Forse però possiamo ampliare le possibilità e pensare che in primis non è cosi facile sapere perché siamo qui, e in secondo luogo che anche le azioni sbagliate possono portarci a definire man mano non solo quelle giuste ma anche chi siamo e cosa ci piace essere.
Detto questo per Canfield uno dei maggiori motivi per cui la gente non ottiene ciò che vuole è perché non ha deciso ciò che vuole.
Alcuni indicazioni che ci vengono illustrate a tal scopo sono:

• Non vivere i sogni di qualcun altro.
• Smetti di accontentarti di qualcosa di meno rispetto a ciò che vuoi.
• Fai una lista di “io voglio”.
• Considera quanto la preoccupazione sul denaro ti sta ostacolando.
• Il pericolo non è avere mire elevate e non raggiungerle, ma averle basse e farlo (Michelangelo).
• Non permettere a nessuno di dissuaderti dal realizzare la tua visione.

PRINCIPIO 4. CREDI CHE SIA POSSIBILE

La prima cosa che devi fare per realizzare ciò che vuoi è credere che sia possibile. I confini dei tuoi pensieri sono quelli del tuo mondo. Più volte ad esempio nella medicina è stato dimostrato che il placebo è in grado di guarire le persone, apportare in loro dei miglioramenti, solo perché queste erano convinte di aver assunto il farmaco, e quindi di realizzare la guarigione.
Otteniamo quello che ci aspettiamo e vediamo quello che ci aspettiamo di vedere.
Dice Richard Bach, autore del libro Il gabbiano Jonathan Livingston, che prima o poi, quelli che vincono sono quelli che pensano di poter vincere.
Diversi campioni sportivi incontrati dall’autore asseriscono che perlopiù le persone falliscono non perché siano prive della capacità o della bravura necessarie per raggiungere l’obiettivo, ma semplicemente perché non credono di poterlo raggiungere.

PRINCIPIO 5. CREDI IN TE STESSO

Il capitolo ci introduce con una citazione di Max Luado, autore di bestseller, che recita:

“Non sei stato un caso. Non sei stato prodotto in serie. Non sei il prodotto di una catena di montaggio. Sei stato pianificato intenzionalmente, specificamente dotato di doni, a amorevolmente collocato sulla terra dall’Artista per eccellenza”.

Se intendi realizzare i tuoi sogni, devi primi essere certo di essere la persona giusta per realizzarli. Devi pensare di avere la stoffa e l’energia necessarie per potercela fare.
Devi eliminare i tuoi pensieri limitanti e spogliarti dell’idea che gli altri hanno di te.
Altri utili consigli proposti sono:

• Cercare se stessi in quello che amiamo e che sappiamo fare meglio.
• Credere nel nostro potenziale ed esplicitarlo attraverso tutte le buone strategie possibili.
• Non sprecare la vita credendo di non poter far qualcosa.
• Non dar troppo retta agli altri.
• Se non crediamo in noi stessi come potranno gli altri credere in noi?

PRINCIPIO 6. DIVENTA UN PARANOIDE INVERSO

“Agire come se tutti partecipassero ad una congiura per accrescere il nostro benessere”.

E’ dalle parole di Stan Dale, fondatore dello Human Awareness Institute, che si introduce con un po’ di ironia un modello che si contrappone a quello paranoide, tipico nel cercar indizi volti a dimostrare cospirazioni contro di sé.
Si tratta di avere una forte convinzione e di vedere ad esempio nelle cose difficili un arricchimento e un’ acquisizione di potere volto allo sviluppo. Gli ostacoli e gli elementi negativi divengono strumenti per crescere, cambiare ed avere successo.
Per sostenere questa sua indicazione vengono narrate diverse storie fra le quali troviamo quella di un capitano che, prigioniero di guerra per sette anni, dichiara di aver passato quell’esperienza proprio in virtù di averla riconosciuta come sfida spirituale e di analisi di sé, della propria vita e dei propri forse possibili intenti futuri.
Per l’autore è insomma importante cogliere ogni situazione con la domanda “Quale è l’opportunità potenziale di questa situazione?”. Gli individui di successo affrontano ogni esperienza come opportunità.

PRINCIPIO 7. DEFINISCI GLI OBIETTIVI

Una volta compresa la tua natura e confermata la fiducia in te e nelle tue capacità, il testo indica l’importanza di tradurre tutto in obiettivi chiari e quantificabili. Molti esperimenti scientifici, fra cui cito il sistema di attivazione neuronale reticolare, ci dimostrano che il nostro cervello, una volta messo in relazione con obiettivi, farà di tutto per trovare le risorse e le strategie necessarie a raggiungerli, anche nella sfera non cosciente.
Ma come vanno enunciati gli obiettivi?

• Devono essere chiari (non dimagrirò di 5 chili ma peserò 60 chili entro la notte del prossimo 30 giugno), obiettivi vaghi producono risultati vaghi
• Devono essere scritti
• Leggili almeno una volta al giorno
• Devono essere alti, metterti cioè in una condizione di crescita – pur rimanendo attuabili
• Definisci più obiettivi
• Fai in modo che siano anche conquiste emotive e personali

Nell’ultima indicazione proposta trovo molta bellezza. Il beneficio finale di tutto questo non credo sia il denaro, le case, il potere o la fama, cose che potresti perdere in un batter d’occhio e che rimarranno sulla terra dopo di te. Ciò che invece nessuno può togliervi, ne durante ne dopo la vostra vita, è quello che siete diventati, quello che avete fatto per gli altri.

PRINCIPIO 8. SUDDIVIDILO IN PEZZI

Mark Twain ci ricorda che:

“Il segreto per fare progressi è iniziare. Il segreto per iniziare è suddividere i tuoi compiti complessi ed enormi in compiti piccoli e gestibili, e poi iniziare dal primo”.

I grandi obiettivi sono la somma e la compartecipazione di obiettivi più piccoli che abbiamo raggiunto.
Le riflessioni sulla suddivisione prendono in considerazione diversi elementi:

• Esamina quali esperienze e risorse, così come skills, dovrai avere per passare da un micro-obiettivo all’altro. Oppure, al contrario, visualizza il tuo obiettivo e a ritroso osserva quali step sono necessari per raggiungerlo.
• Crea una mappa mentale del tuo obiettivo
• Crea una lista quotidiana delle cose da fare
• Definisci le priorità e svolgi al primo posto quelle più importanti e difficili. Svolgere i compiti più duri all’inizio del giorno o della settimana ci da il giusto slancio e costruisce la fiducia in se stessi per poi fronteggiare le altre cose.
• Pianifica la tua giornata la sera prima (in questo modo permetti al tuo subconscio di lavorare la notte per trovare metodi creativi risolutivi ed eviti di perdere tempo la mattina a pianificare le azioni del giorno.

PRINCIPIO 9. TOGLI I FRENI

Ognuno di noi è come se guidasse con un freno a mano psicologico. Rimane attaccato ad immagini negative di sé stesso o si limita per non prendersi rischi.
Bisogna saper abbandonare le proprie credenze limitanti, creare un’immagine di sé più armonica e uscire dalla propria zona di comodo.
Quella zona che avete creato proprio voi, dove state bene, avete tutto sotto controllo e i conflitti così come i rischi sono limitati. Peccato che da questo luogo il rischio è quello di non muoversi più e la spinta verso la propria realizzazione così come quella al proprio essere viene sedata.
Il problema di ricreare incessantemente esperienze simili è legato ai meccanismi dei pensieri e delle credenze, così come delle parole e delle cose. I pensieri limitanti creano immagini mentali che conducono i nostri comportamenti, che a loro volta possono rafforzare quel tal pensiero limitante.
Immaginate una persona che crede di non aver voce all’interno di un gruppo, questo pensiero limitante la porterà a non esprimersi, quindi pian piano ad aver meno rilevanza nel gruppo che tenderà ad allontanarlo o ad ignorarlo, cosa che confermerà nel soggetto il pensiero di non aver valore dentro quel sistema di persone.
Questo modello in psicologia si chiama anche profezia che si autoavvera.

PRINCIPIO 10. VISUALIZZA

Visualizzare nella tua mente delle immagini vivide di ciò che vuoi realizzare è potente per tre motivi:

• Attivi le facoltà creative del tuo subconscio
• Induci il tuo Sistema di Attivazione Reticolare a notare le risorse che prima non osservavi
• Attiri a te persone ed opportunità per raggiungere il tuo obiettivo

Immaginare, a livello cerebrale, è stato osservato non essere così dissimile dal vivere realmente le suddette esperienze. Le zone attive del cervello, pur con intensità differenti, risultano più o meno le medesime.
Questa nozione è molto conosciuta dai coach e dagli sportivi stessi, si veda l’atto di immaginarsi una gare tipico di alcuni piloti e sciatori.
Visualizzare non è però così semplice: bisogna saper connotare le proprie immagini di colori, odori, profumi ed emozioni. Se non riusciamo bene da soli possiamo usare foto, disegni, scritte o simboli che ci orientano verso tali mete.

PRINCIPIO 11. AGISCI

Non sei ciò che pensi di essere ma ciò che dimostri di essere!
Agire significa dimostrare, far vedere alle persone quello che sei e sai fare. Significa far capire agli altri che hai intenzioni serie e chi ti capisce potrebbe anche iniziare a seguirti.
Attraverso l’esperienza apprendi ciò che non si studia nei libri e inizi a ricevere risposte su come migliorare il tuo lavoro e le tue azioni.
Quando agisci inizia ad offrire fiducia a te stesso e allo stesso tempo a produrre le energie necessarie al tuo scopo.
Agire significa alzarsi, combattere e capire che non può accadere nulla finché non lo facciamo.
Le persone che realizzano risultati non sono i ciarlatani, molto bravi a convincere sul piano dialettico, ma quelli che oltre ad avere buone parole le sanno rispettare con responsabilità, qualità e rispetto totale. Come dei guerrieri.
Il consiglio è quindi quello di smettere si aspettare, la vostra rivoluzione è lì, davanti a voi. Aspettare serve ad incubare e a consapevolizzare un’idea ma per realizzarla dobbiamo scendere in campo, quello della vita, ed agire quello che pensiamo di poter fare. Partendo dall’inizio, dal primo passo, dalla prima piccola incredibile azione.

PRINCIPIO 12. AFFRONTA LE TUE PAURE

La paura è qualcosa di naturale, è un’emozione primaria per essere precisi. La incontrerai più volte sulla strada che porta ai tuoi sogni. L’importante, come evidenzia l’autore, e non permettere alle paure di bloccarci su quello che vogliamo realizzare.
La paura è un sistema di sopravvivenza biologico, che se agito in maniera corretta risulta efficace, se invece sovradimensionato può risultare letale per la crescita dell’individuo. A questo punto risulta che il danno più grande è quello dell’ “Evitamento”, cioè del lasciare che la paura ci impedisca di affrontare situazioni a rischio o considerate in ogni caso pericolose per alcuni aspetti del nostro essere; in questo modo diminuiremo la fiducia in noi stessi sviluppando la paura relativa a quella data cosa, persona o situazione.
I consigli maggiori sono quelli del buttarsi (in modo graduale), di interiorizzare il valore del coraggio e di essere disposti a mettere tutto a repentaglio per il vostro sogno.

PRINCIPIO 13. SI DISPOSTO A PAGARE IL PREZZO

Dietro ogni grande conquista ci sono anni di studio e di esperienza, ci sono investimenti di energie e di denaro così come disciplina e sacrificio.
Spesso raggiungere grandi risultati richiede di rinunciare a quello che per gli altri è normale, ma se decidete di aver perseguito quel sogno, e questo comporta perdere qualcosa, allora dovreste avere la responsabilità di dire ok, che va bene così perché siete coscienti che, a grandi responsabilità e obiettivi, corrispondono anche grandi rinunce.
Pagare il prezzo significa allenarsi duramente per le proprie mete, quando magari gli altri riposano. Per questo è fondamentale fare ciò che amiamo. Dobbiamo esser disposti a far qualunque cosa occorra, all’interno di un’ etica, dedicando il massimo tempo ed entusiasmo possibile.
Dobbiamo esser disposti ai primi fallimenti, alle amare delusioni, così come ai momenti di impasse e difficoltà. Bisogna farsi le spalle larghe e convivere con il fatto che gli errori sono la strada per l’apprendimento.
Il testo chiude con un’analisi più ponderata di benefici e costi, al fine di prendere le opportune decisioni creative così come rinunciatarie.

PRINCIPIO 14. CHIEDI! CHIEDI! CHIEDI!

“Devi chiedere. Chiedere a mio avviso e il segreto più potente e più trascurato del mondo per raggiungere il successo e la felicità” (Percy Ross – self millionaire e filantropo).

La nostra storia è colma di persone che hanno ottenuto il successo chiedendo, eppure, sorprendentemente, ancora oggi per molti individui sembra essere una grande difficoltà.
Ci tratteniamo nel chiedere aiuto, sostegno, informazioni, denaro, tempo e quant’altro sia utile a soddisfare i nostri bisogni e realizzare i nostri sogni.
Ma perché le persone hanno tutta questa paura nel chiedere?
Forse un po’ perché temono di sembrar bisognose e sciocche ma in realtà esiste un motivo molto più preciso: hanno paura del rifiuto!
Il fatto però, è che chi agisce così sta annullando le possibilità di ricevere un si prima che qualcun altro lo faccia per loro.

“Rifiutate voi stessi ancor prima di dare agli altri una possibilità di farlo. Assumetevi il rischio. Potrebbero dire di si”.

Un esercizio che propone Canfield è quello di fare domande audaci all’interno di un gruppo di cui vi fidate. Egli osservò che ad esempio che le donne di un corso a cui partecipò ritenevano attraenti uomini che lui non avrebbe mai detto, se stesso per primo. Bastava chiedere…
Domandate sempre: se riceverete risposte affermative sarà perfetto. Se le riceverete negative non sarà cambiato nulla dal vostro stato iniziale.
Canfield, assieme a Mark Victor Hansen, ha scritto un libro intitolato “The Aladdin Factor” che illustra le linee guida per porre domande efficaci. Di seguito ne elenchiamo alcune:

Chiedi come se ti aspettassi di ottenere
• Presupponi di potere
• Chiedi a qualcuno che possa darti quella cosa
• Sii chiaro e preciso
• Chiedi ripetutamente

Dalla mia esperienza ne aggiungerei qualcun’altra:

Chiedilo nel modo giusto
• Chiedilo al momento giusto
• Chiedilo con l’appoggio di altre persone

Canfield chiude questo principio ricordando una statistica eloquente: Herbert True, specialista di marketing, ha scoperto che la maggior parte dei venditori cede prima della quarta telefonata mentre la maggior parte degli acquirenti compra proprio dopo la quarta telefonata.
Ted, invece, vi offre una storia che illustra quanto chiedere possa essere potente.

PRINCIPIO 15. USA IL FEEDBACK A TUO VANTAGGIO

Ogni volta che agiamo o in generale comunichiamo qualcosa riceviamo una risposta dai nostri interlocutori. Se siamo in grado di far sì che essa possa riconfigurare la nostra comunic-azione successiva allora si può parlare di feedback.
Esso infatti coincide con la possibilità di variare o correggere opportunamente il funzionamento di un sistema (in questo caso l’essere umano) interpretando e utilizzando gli effetti/risposte di una determinata comunic-azione.

Una volta agito inizieremo a ricevere indicazioni sul nostro operato. Otterremo dati, consigli, istruzioni e critiche. Queste saranno il materiale che non solo dobbiamo essere in grado di osservare, ma che ci deve spingere ad un riadattamento delle nostre azioni successive.

Possiamo ricevere due tipologie di feedback:

• Positivo: risultati, elogi, ringraziamenti e denaro. Pur positivo a volte può essere trascurato per seguire altre vie. Va seguito per capire che siamo sulla giusta strada.
• Negativo: mancanza di risultati, critiche, lamentele, conflitti e poco denaro lo contraddistinguono. Spesso non viene appezzato e facciamo di tutto per ignorarlo. In realtà ha un’importanza fondamentale ed è in grado di spiegarci cosa sbagliamo e come lavorare meglio su di noi. E’ la nostra opportunità per migliorarci!

Canfield ci descrive infine alcuni modi per non generare feedback:

Crollare ed andarsene
• Infuriarsi contro la fonte della risposta di ritorno
• Ignorare la risposta dell’interlocutore
• Non chiedere delle risposte di ritorno

L’autore conclude il principio ricordandoci che sapere che una persona è insoddisfatta non basta. Dobbiamo sapere quello che esaudirà al meglio le sue aspettative cercando di superarle.

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