DEFINIZIONE

La comunicazione non verbale è quel livello (parte) della comunicazione che non comprende l’utilizzo delle parole ma coinvolge invece il nostro corpo e le sue dinamiche, rendendolo strumento di azione e analisi comunicativa.

La comunicazione non verbale è un aspetto essenziale della comunicazione e non può essere possibile per un buon comunicatore prescindere dal suo studio e approfondimento.

Esiste quindi una comunicazione verbale, costituita da sintassi, semantica e pragmatica, così come una para-verbale e non verbale, caratterizzate da tono, ritmo, inflessione e volume della voce (para-verbalità o paralinguistica) e da posizione del corpo, gesti, posture e micro-espressioni del volto (non verbalità).

Una delle grandi differenze che separano le comunicazioni verbali da quelle non verbali risiede nel grado di consapevolezza nell’espressione delle stesse.
Se infatti risulta spesso consapevole ciò che trasmettiamo e recepiamo attraverso le parole, molto frequentemente sono invece inconsci gli atti comunicativi non verbali che produciamo con il corpo e osserviamo con i nostri occhi.

STRUTTURA

La comunicazione non verbale si suddivide in diverse aree di studio e funzionamento. Le principali sono:

1. Prossemica

Studio dello spazio e delle distanze, e dei loro relativi significati, all’interno della comunicazione (sia verbale che non verbale).
Il termine deriva dall’inglese proxemics, derivato di proximity=prossimità e fu introdotto dall’antropologo Edward T.Hall nel 1963 per indicare lo studio delle relazioni di vicinanza nella comunicazione.

Indaga il significato che viene assunto, nel comportamento sociale dell’uomo, dalla distanza che questi interpone tra sé e gli altri, tra sé e gli oggetti, e, più in generale, il valore che viene attribuito da gruppi culturalmente o storicamente diversi al modo di porsi nello spazio e di organizzarlo, su cui influiscono elementi di carattere etnologico e psicosociologico (Treccani).

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Distanza minima: rappresenta il contatto erotico o di lotta, o comunque quello di alto coinvolgimento corporeo diretto.

Distanza personale: appartiene ancora ad una certa intimità di coinvolgimento.

Distanza sociale: quella in cui si trattano gli affari impersonali e di solito si mantiene negli incontri occasionali o durante i convenevoli.

Distanza pubblica: tenuta in situazioni pubbliche e relazioni con estranei.

Movimenti del busto, come il protendersi verso l’interlocutore, l’inchinarsi o il ritrarsi. L’assumere una postura impettita o rilassata. Questi sono tutti significati che rimandano a contenuti ben precisi. Ad esempio avvicinarsi con il busto manifesta benessere, interesse e curiosità, al contrario arretrarlo designa poca attenzione o avversione se non ansia nei confronti del tema proposto.

Anche la posizione reciproca fa parte della prossemica: stare faccia a faccia, di fianco o di spalle assumono perciò diversi significati nella comunicazione.

Altrettanto significativo risulta il differenziale d’altezza, lo scarto fra l’altezza dei due soggetti, di solito funzionale all’evidenziazione della differenza gerarchica e di potere. Non dipende dall’altezza effettiva in quanto i cambiamenti di stato possono ribaltare questo fattore naturale: stare in piedi quando un soggetto è seduto, parlare da un piedistallo, tenere il mento rivolto l’alto al fine di guardare dall’alto in basso.

2. Paralinguistica

Coincide con quella che definiamo comunicazione para-verbale. Con essa intendiamo non i contenuti, le parole o la costruzione degli enunciati quanto il come li proferiamo. Le modalità, la relazione, con cui portiamo questi messaggi ai nostri interlocutori (metacomunicazione).

La paralinguistica si identifica nel tono, il registro, il timbro, il volume e la prosodia.

Questi elementi definiscono le emozioni legate ai contenuti e li sostengono così come se incongruenti possono sminuirli. Un tono aggressivo che chiede la calma è un classico esempio di incongruenza nei livelli.

Si pensa che comunicazioni con frequenza, intensità e velocità alta siano legate ad emozioni di gioia, rabbia o paura. Quelle con bassa frequenza fondamentale, scarsa variazione di tonalità, debole intensità e ridotta velocità siano da attribuire a indifferenza, noia e tristezza.
Da queste informazioni rileviamo anche come la paraverbalità non solo sia espressione di emozioni di fondo specifiche ma di come possa divenire strumento necessario per condurre i nostri messaggi verbali verso uno specifico tipo di emozione, orientando l’interlocutore o il pubblico proprio verso quel sentimento che si vuole generare.

Quest’area della comunicazione comprende anche i silenzi e alcuni fonemi che possono sembrare apparentemente insignificanti. Pensate ad esempio al classico colpo di tosse. Può essere sintomo di un malanno o suono finalizzato a richiamare l’attenzione. Spesso però, se associato a particolari momenti comunicativi, può indicarci scarico tensionale facendoci capire che il soggetto prova un certo imbarazzo, un certo risentimento o in generale una certa difficoltà nell’affrontare quel discorso, problema o particolare oggetto di discussione e di analisi.

Altri elementi ricorrenti sono i sospiri, i filler riempitivi (uhm, mmh, shhh) o i farfugliamenti, spesso indicatori di stati di ansia.

3. Cinesica

Studio della comunicazione non verbale che si manifesta attraverso i movimenti, i gesti, le posizioni, la mimica del corpo, sia in modo conscio che inconscio.

Il termine deriva dal greco Kinesis=movimento e venne ideato dall’antropologo Ray Birdwhistell attorno al 1950.

I movimenti del corpo, proprio perché spesso inconsci, sono in grado di rivelare moltissimo su di noi o sulle persone con cui interagiamo.

Diverse sono le parti del corpo che consideriamo determinanti nell’analisi di quest’area della comunicazione. Le principali sono:

– Le mani: sfregare i palmi è sintomo di un’aspettativa allettante, le mani a guglia ci raccontano autocompiacimento e arroganza. Tenere i palmi verso l’alto è un segno di pace (non ho armi con me) e genera tendenzialmente più consensi. Il palmo verso il basso esprime autorità e scatena spesso antagonismi ma il più irritante rimane il pugno chiuso con dito puntato, segno di giudizio e accusa. Anche la stretta di mano riveste un ruolo importante e può riportare a significati di predominio, sottomissione o uguaglianza a seconda dell’inclinazione e della potenza della stretta.
– Le braccia: quando sono incrociate indicano difesa creando una barriera fra noi e l’interlocutore.
– Le gambe: anch’esse se incrociate indicano difesa o se orientate possono evidenziare verso chi va l’interesse. Nelle donne le gambe incrociate possono invece essere segno di seduzione.
– Il corpo in generale
– La testa: se dritta indica tendenzialmente uno stato neutrale, se orientata verso l’alto denota un atteggiamento superiore, impavido ed arrogante (questo perché si simula un’altezza maggiore come se guardassimo l’interlocutore dall’alto verso il basso). Quando la testa è inclinata di lato indica sottomissione o fragilità. Può indicare dolcezza e tentativo di attrazione, proprio perché mostra il collo che è considerata una parte fragile negli animali.
– Gli occhi: lo stato di eccitazione o di attrazione porta ad una dilatazione della pupilla (si dilata ad esempio alla vista del sesso opposto). Essa si espande anche quando un soggetto presta attenzione. Sullo sguardo potrete trovare maggiori informazioni in un articolo dedicato.
– La bocca e i sorrisi: non tutti i sorrisi sono veri. Duchenne all’inizio del 19° secolo studiò la muscolatura facciale individuando i due muscoli responsabili del sorriso (grande zigomatico e orbicolare dell’occhio), i primi sono volontari i secondi solo in parte. Per questo è proprio da qui che dovremmo valutare la loro veridicità. I veri sorrisi sono generati dalla parte inconscia e quindi non controllabili del tutto attraverso un’azione volontaria. Per questo se prestiamo attenzione non ci sarà difficile coglierne le differenze. I sorrisi autentici tendono ad essere più duraturi e simmetrici, quelli sociali -o artificiali- brevi e asimmetrici.
– Le micro-espressioni: rapidi segnali che compaiono sul volto delle persone. Potremmo definirle come proiezioni delle emozioni provate causate da lievi contrazioni dei gruppi muscolari presenti sul viso delle persone. A differenza delle macroespressioni che hanno in media una durata di 4 secondi questa tipologia espressiva si manifesta tra 1/15 e 1/25 di secondo. La loro natura è rivelatoria in quanto sfuggono alla nostra volontà. Proprio per questo motivo imparare a riconoscerle può fornirci una serie di informazioni sul soggetto con cui siamo in relazione che altrimenti non ci sarebbero comunicate.

Ognuna di queste parti è un mondo da esplorare e se ben conosciuta può darci importanti indicazioni altrimenti sconosciute.

4. Aptica

Si riferisce al tatto. Tutte le espressioni di contatto personale (come ci tocchiamo e dove ci tocchiamo durante una conversazione) e interpersonale (come tocchiamo e interagiamo fisicamente con il nostro interlocutore).
Le forme aptiche cambiano al variare delle culture, in un mondo sempre più globalizzato dobbiamo perciò stare molto attenti alle interpretazioni che gli assegniamo.

Alcuni esempi di comunicazione aptica con l’interlocutore sono: la stretta di mano, il bacio sulle guance, un abbraccio, una pacca sulla spalla, una piccola spinta così come un lieve toccare l’altro soggetto.
Le culture arabe e latine sono ad esempio più propense ai contatti mentre quelle nordiche, indiane o giapponesi molto meno.

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FUNZIONI

Le funzioni della comunicazione non verbale sono relazionate al contento verbale espresso o omesso.

1. Accentuazione

Rimarca e rafforza il linguaggio verbale. Esempio: si dice vai fuori dall’aula ad una persona e si indica la porta con l’indice.

2. Ripetizione

Conferma la comunicazione verbale rafforzandola. Esempio: dico di essere d’accordo e annuisco con il capo.

3. Contraddizione

Si contrappone contraddicendo quanto affermato sul piano verbale. Esempio: si afferma di essere rilassati ma viso e corpo smentiscono con una contrazione muscolare evidente quanto proferito.

4. Sostituzione

Sostituisce il messaggio verbale. Esempio: sbadigli o occhi che si chiudono evidenziano stanchezza e poca attenzione e/o curiosità.

Altre funzioni possono essere:

1. Relazione di potere: la cnv assume rilevanza nella definizione, nel mantenimento e nella difesa della relazione di dominanza.

OBIETTIVI

1. Saper interpretare i segnali del corpo dei nostri interlocutori al fine di comprendere le loro emozioni così come le altrui intenzioni.
2. Saper gestire la propria comunicazione non verbale in modo da rendere più efficaci e persuasive le nostre comunicazioni.
3. Saper identificare le nostre comunicazioni non verbali al fine di approfondire propri materiali inconsci mascherati da costumi sociali condizionanti.
4. Evitare di inviare segnali incoerenti fra loro. Ad esempio comunicare qualcosa sul piano verbale ma contraddirlo su quello del corpo.
5. Trasmettere e comprendere le emozioni legate ad un messaggio verbale.

TIPOLOGIE

1. Gradimento

Molti segnali che si identificano in posizioni corporali di apertura sono da considerarsi di gradimento. Un’altra zona tipica di questo atteggiamento è quella della bocca: passarsi la lingua, mordicchiarsi, toccarle o avvicinare un oggetto ad esse risultano fenomeni di apprezzamento, verso l’interlocutore o l’oggetto (psicologico, di contenuto o fisico) proposto.
Accarezzarsi i capelli, toccare l’interlocutore e spostare il busto in avanti o oggetti vicino a sé altrettanto rimarcano piacere nei confronti della situazione vissuta.

2. Rifiuto

Spostare il corpo indietro o allontanare oggetti vicini a sé potrebbe invece riportarci ad un rifiuto nei nostri confronti o nell’oggetto proposto. Anche grattarsi naso o volto piuttosto che che spolverare i propri abiti così come il tavolo denotano ansia e rifiuto.
In generale le posture di chiusura evidenziano un conflitto (pur lieve) fra l’interlocutore e il soggetto comunicante. Anche il colpo di tosse e raschiamento della gola risulta essere un indicatore d’ansia e, quindi, di non completa accettazione dei contenuti o della situazione vissuta.

3. Altri segnali

Grattarsi il capo indica ansia o pensiero intenso.
Toccarsi barba o baffi indica riflessione e pensiero profondo.
Grattarsi o massaggiarsi la fronte esprime perplessità o dubbio.
Grattarsi o massaggiarsi gli occhi indica una certa incomprensione fra sé e l’interlocutore.

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