Oggi vorrei salire ancora sul palco di Ted per farvi conoscere Julian Treasure, esperto di suono e buone comunicazioni.

Julian è il presidente della Sound Agency, azienda specializzata nella consulenza riferita al miglior utilizzo del suono in ambito imprenditoriale. Il suo lavoro si basa sull’insegnamento rispetto a come usare al meglio i suoni che ci circondano e che produciamo, così come sulle differenti emozioni che essi sono in grado di generare. Quali effetti hanno su di noi questi suoni? Ci rendono produttivi, stressati, energizzati o ben disposti all’apprendimento? Queste sono solo alcune delle domande che ci stimolano al fine di sensibilizzarci sul potere dei suoni che emettiamo.

Treasure è anche l’autore del libro Sound Business e del blog che porta lo stesso nome.

L’articolo di oggi vuole essere una sintesi di una sua micro-conferenza tenuta sul palcoscenico di Ted con l’intento di aiutarci ad essere più efficaci nelle nostre comunicazioni.

Per Julian la voce umana è uno dei suoni più potenti di questo mondo, è in grado di dichiarare guerra così come dire “Ti amo”.
Perché allora molto spesso alcune persone hanno la sensazione di non essere ascoltate?
Come possiamo produrre comunicazioni efficaci?

Il suo discorso analizza alcune delle cattive abitudini comunicative dalle quali dobbiamo allontanarci.
Analizziamole passo per passo attraverso quelli che lui definisce i 7 peccati capitali dell’eloquio.

1: SPETTEGOLARE

Questo cattiva abitudine è chiaramente improduttiva e subdola.
Quando parliamo male di qualcuno induciamo quest’ultimo a fare lo stesso con noi e inconsciamente suggeriamo agli altri che potremmo fare lo stesso con loro, perdendo la nostra fiducia e generando malcontento così come poco rispetto e affidabilità rispetto al potersi confidare con noi.

2: GIUDICARE

Giudicare qualcuno è uno dei migliori modi per interrompere la comunicazione e fare in modo che il vostro interlocutore non ascolti le vostre indicazioni o possibili buoni consigli.
Le persone che giudicano si ergono su un piedistallo di cui nessuno può farsi portatore. E’ molto più interessante analizzare la situazione senza apporre pareri personali che suonano più come condanne che tentativi di connessione e comprensione.

3: NEGATIVITA’

La negatività è straziante e piena di malsane vibrazioni. Non induce all’ottimismo e all’azione, e soprattutto non produce alternative o soluzioni interessanti.
Chi è negativo comunica incapacità di cambiamento e rassegnazione rispetto ai problemi che si presentano.
Oltretutto induce l’ascoltatore, attraverso la logica dei neuroni specchio, ad assumere lo stesso tipo di atteggiamento.

4: LAMENTELE

La lamentela è in realtà un’altra forma della negatività.
Lamentarsi è come portare ancora più nuvole in un cielo grigio, senza permettere a un nuovo raggio di sole di illuminarci.
Chi si lamenta dimostra disappunto e rimostranza nei confronti di qualcuno, assumendo un atteggiamento tipico dei bambini o dei perdenti.

5: PRENDERSI DELLE SCUSE

E’ molto più semplice dare colpe a qualcuno o qualcosa piuttosto che prendersi la responsabilità dei nostri insuccessi o dei problemi che si presentano sulla nostra strada. Peccato che tal atteggiamento non produca la possibilità di un gradevole cambiamento in positivo.

6: RICAMARCI SU, ESAGERARE, DIRE BUGIE

Le esagerazioni sfalsano la realtà e non danno il giusto tono alle notizie o alle informazioni che comunichiamo. Spesso divengono bugie e allontanano gli altri rispetto a ciò che abbiamo da raccontare.
In ogni caso mentire è una forma altamente scorretta delle nostre comunicazioni. E’ si vero che alcune bugie possono avere un buon fine, e che in ogni caso ciascuno di noi mente più volte al giorno; è chiaro che qui però stiamo riferendoci ai recidivi e a tutte quelle persone che hanno questa cattiva abitudine senza rendersi conto che perdono di credibilità (le bugie hanno le gambe corte) e simpatia.

7: DOGMATISMO

Con questo termine Julian sottolinea la confusione che spesso commettiamo confondendo fatti con opinioni.
I fatti corrispondono al vero, mentre le opinioni sono interpretazioni che noi diamo a ciò che abbiamo osservato o vissuto.
Portare opinioni come se fossero fatti produce confusione e poca affidabilità.
Vi porto un esempio: dire che Luca (uso questo nome solo a titolo esemplificativo) è alto un metro e settanta centimetri è un fatto, asserire che è antipatico un’opinione.

Definiti quelli che sono i 7 vizi capitali, Julian ci porta con forza contraria quelli che a suo avviso sono i 4 grandi pilastri di una buona comunicazione.
Lo fa utilizzando un acronimo che raggruppa questi quattro atteggiamenti vincenti, la parola è Hail.
Hail viene utilizzata non nella sua definizione di grandine, ma nell’accezione “Salutare o acclamare con entusiasmo”; il modo in cui per l’appunto saranno accolte le nostre comunicazioni se ci atterremo a queste semplici regole.
Vediamoli insieme.

1: ONESTA (HONESTY)

Dovete essere sinceri, chiari e trasparenti.
Essere onesti richiede coraggio ma ci designa come persone affidabili e degne di lode.
Tutti vorrebbero avere a che fare con persone oneste. Attenzione a non essere spiatati in questa buona condotta, un po’ di dolcezza e buone maniere diventano la sua coronazione finale.

2: AUTENTICITA’ (AUTHENTICITY)

Siate voi stessi.
Non copiate gli altri, non rappresentatevi con gli stili e i modelli che non vi appartengono, rischiereste di mostrarvi come falsi e poco credibili.
Trovate invece il vostro mondo e ciò che vi rende unici e speciali.
Comunicate quello che sentite davvero e nel modo che solo voi sapete fare.
Differenziatevi dalla massa.

3: INTEGRITA’ (INTEGRITY)

Julian usa questa parola per indicare quelle persone che fanno quello che dicono.
Sono integri i soggetti che si identificano con le loro parole e non creano differenze fra il dire e il fare.

4: AMORE (LOVE)

Non si riferisce all’amore romantico ma alla capacità di augurare il meglio agli altri.
Siate gentili e imparate che, non solo ciò che dite, ma come lo dite, farà la differenza.
Non siate maligni o subdoli, le persone amorevoli, che mettono pathos nelle loro comunicazioni e nelle loro intenzioni, sono spesso valutate come forti e inclini alla leadership.

La conferenza si chiude spostando l’attenzione non su ciò che diciamo, ma sul come lo facciamo. Sulla nostra paraverbalità.
L’autore ci offre un’intera cassetta degli attrezzi ricordandoci come tutti questi elementi possano fare la differenza in un discorso.
Nelle sue ultime parole analizza il concetto di registro linguistico, il timbro, la prosodia, il ritmo, il tono e il volume.
Per queste analisi, in cui risulta necessario l’ascolto, vi lascio alla conferenza proposta sul canale Ted.

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