Recensione del libro e intervista a Giuseppe Madonna

“Immaginandosi nell’atto di terminare, egli scrisse: «Bisognava ancora studiare le sequenze risultanti ed esplicitare in parole la natura della loro musica.» questa necessità sussiste ancora, e in qualche misura si può tentare di soddisfarla, perché ciò che implicito aspetta di essere scoperto,  come avviene in geometria per un teorema non ancora enunciato e tutta via già presente dentro gli assiomi. Fra le righe? Forse. Perché Gregory non ebbe il tempo di accertarsi che le parole fossero complete”.

Giuseppe Madonna apre il suo testo con una citazione di Mary Catherine Bateson da Dove gli angeli esitano, che esplica molto bene il senso che questo libro vuole assumere verso la psicoterapia sistemica: far emergere da un bagaglio di informazioni esistenti quelli che possano essere contributi e risorse applicabili alla pratica clinica sistemica. Madonna, psicoterapeuta e didatta dell’Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale, definito da molti un profondo conoscitore di Bateson, si propone di elaborare quindi un modello psicoterapeutico batesoniano, mettendo in luce nuove idee per pensare alla psicoterapia. Il testo si sviluppa in 10 capitoli ricchissimi di spunti teorico-pratici utili ai terapeuti di varia esperienza. Per chi ancora è in formazione: fa emergere le potenzialità cliniche dei testi di Bateson e “obbliga” a richiamare alla memoria i concetti fondamentali della sistemica e non di meno delle teorie della complessità. Per un clinico esperto: offre utili riflessioni per rileggere e supervisionare un lavoro decennale. Teoria e clinica vanno quindi di pari passo e non dialogano in una relazione out out ma in una et et. Mi vorrei soffermare sul titolo scelto dall’autore, ed in particolare sul verbo: attraverso. Verbo che indica movimento e dinamicità e che richiama un’idea di qualcosa che passa e si modifica nel tragitto. Come a stare a significare che la terapia possa, attraversando le riflessioni di Bateson, rigenerarsi. Inoltre ciò che ha favorevolmente incontrato il mio apprezzamento è il sottotitolo. Verso un’estetica della cura. Interessante come richiami sottilmente il Verso un’ecologia della mente batesoniano, le Pratiche dell’aver cura riconducibili ad esempio all’autore Ivo Lizzola e il concetto di estetica, qui intesa come nell’etimo greco. Estetica che deriva da aisthanomai: conoscenza sensibile, conoscenza per sensibilità, e non, nel senso più strettamente filosofico, come dottrina del bello ma forse veicolo di quello che Gregory Bateson definisce il Sacro. In un’intervista in cui Giuseppe Madonna spiega il suo testo, dice di come le sue riflessioni tendano ad una psicologia della ricerca, una psicologia dei molteplici sensi. Ispirata all’ecologia della mente. Che racconti in maniere molteplici le storie da mettere una di fianco all’altra. Gregori Bateson aveva un avversione per la psicoterapia, e Madonna vuole trovare un’armonia al suo essere psicoterapeuta e nel contempo essere batesoniano. Ciò che viene raccontato fin da subito è che in realtà Bateson non è avverso alla psicoterapia in generale ma a quella di stampo strategico e tecnicistica. Era questo che Bateson considerava negativo. Pensava che l’intervento sui sistemi umani fosse negativo. Aveva maturato questa idee nella seconda guerra mondiale quando dopo il matrimonio con Margaret Mead, si trovò ad occuparsi del boicottaggio delle informazioni per l’esercito americano. Diffondeva notizie sbagliate. Si era reso conto che l’intervento unilaterale sui sistemi viventi poteva essere solo dannoso. Partendo da un concetto che propone in Dove gli angeli esitano, parla del rapporto tra religione e magia. Dice che la magia discende dalla religione e la magia inserisce nel rito religioso della finalità cosciente (che contempla qualcosa fuori di se, estroversa). Operazione che fa degenerare il sacro nel rito magico.

“Imprevedibile, non programmabile, se no diviene strategia. Il fine c’è, ma non è un fine direttamente perseguibile. Ridisegno della psicoterapia che porta a delle distruzioni sullo stato di coscienza. Lo scopo rimane sulla forma. La forma è data dal contratto e dalle regole del setting. Il processo non è programmabile e sarebbe un errore cercare di programmarlo”.

Un ulteriore passo interessante del libro è il capitolo che tratta il tema della personalità: Verso una teoria batesoniana della personalità. Tema centrale in molti indirizzi psicoterapeutici, la personalità rimane poco indagata dal modello sistemico-relazionale che sicuramente non elabora una teoria della personalità sistemica propriamente detta.

Madonna sostiene che

“una teoria della personalità teoricamente coerente potrebbe aiutare il modello a superare difficoltà in relazione alla formazione e alla supervisione, e potrebbe facilitare la sua ulteriore evoluzione anche in relazione alla teoria e alla pratica della psicoterapia”.

Partendo da questa concezione, come vediamo nuovamente di compartecipazione tra teoria e pratica e di formazione e supervisione del clinico giovane o esperto, fa emergere una interessantissima teoria della personalità fondata sulla teoria batesoniana delle categorie logiche dell’apprendimento. Egli spiega come l’idea di “io” come “prodotto o aggregato dell’apprendimento 2” vengano esplicati gli aspetti del carattere o i tratti della personalità, come esiti del processo di deutero apprendimento.

Giuseppe Madonna compone un testo che sa essere coinvolgente ed illuminante in ogni suo passaggio. Anche se non di facile lettura, attiva la curiosità nel comprendere minuziosamente i passaggi ed i significati che si disvelano su più livelli. Un saggio che può essere utilizzato sia come testo strettamente formativo sia come lettura appassionata. Sicuramente capace di trasmettere tutta la passione che l’autore nutre per la sua professione e per le teorie di un uomo rivoluzionario a lui tanto caro com’è Gregory Bateson.

Diana Prada

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