The Natural Approach in the Krashen’s theory.

Come già evidenziato dalla psicologa e linguista Ivana Padoan nel suo importante saggio , l’atto di comunicazione linguistica avviene attraverso lo strumento della lingua. Il parlante e l’ascoltatore comunicano in quanto utilizzano lo stesso strumento, ovvero la stessa lingua. «Dobbiamo guardarci dal considerare quest’ultima in un’accezione banale e superficiale quali: io conosco una lingua, ma potrei imparane un’altra… se abitassi in Inghilterra conoscerei l’inglese». La concezione banale e superficiale della lingua scompare quando la si pensa in termini di comunicazione, visto che quest’ultima diviene impossibile senza un’adeguata padronanza del suo strumento. Importante è non considerare la lingua come un componente isolato, assestante, scolastico e indipendente dalle esperienze che l’uomo compie al di fuori dell’atto linguistico. Queste sono anche chiamate esperienze “extralinguistiche”. Io posso andare in un prato a raccogliere papaveri, tornando a casa racconto tutto ad un’amica, ciò che ho fatto è un’esperienza extralinguistica, il raccontare è un atto linguistico.
Cosa avviene invece nel caso in cui il parlante utilizzi una lingua a me non nota? Inoltre, in che modo riesco a comprendere l’input linguistico a cui sono sottoposto e come posso così acquisire una lingua straniera?
Il soggetto impara a comprendere una lingua straniera attraverso testi a cui è esposto e che riesce via via a decodificare, siano essi orali, scritti, trasmessi, realizzati in lingua standard o substandard, presenti in un contesto classe o nell’ambiente esterno. A partire da questi testi e dalle proprie conoscenze linguistiche pregresse, il soggetto processa mentalmente i modelli linguistico-comunicativi a cui è esposto, li confronta con la lingua madre e le altre lingue note e, dopo una prima fase in cui si limita alla ripetizione di chunks non analizzati, passa all’elaborazione di ipotesi sul funzionamento della lingua straniera, in base alle quali svilupperà poi la sua personale interlingua .

Una delle teorie più importanti a riguardo, rivoluzionaria per l’intero approccio glottodidattico, è certamente la Second Language Acquisition Theory (SLAT) di Stephen Krashen, sulla base della quale elaborerà il Natural Approach. Quest’approccio si basa sull’assunto fondamentale per il quale una lingua viene compresa ed imparata se l’insegnamento segue i ritmi naturali e i principi che guidano l’acquisizione spontanea . Egli parte dall’idea cognitivista chomskiana secondo la quale esiste un meccanismo innato di acquisizione chiamato LAD (Language Acquisition Device), che consente agli individui, partendo dai dati linguistici ai quali sono esposti, la formulazione di ipotesi sul funzionamento del sistema linguistico e di verificarle confrontandole con l’input proveniente dell’ambiente circostante. In questo modo il dispositivo mentale innato mette in relazione i dati con i principi universali, comuni a tutte le lingue del mondo, che Chomsky chiama Grammatica Universale. In questo modo l’input diventa intake, ossia i dati vengono acquisiti dalla memoria a lungo termine, come risultato dei processi di elaborazione attivati dal LAD .

Krashen spingerà il cognitivismo chomskyano più in là, formulando l’ipotesi dell’input comprensibile: solo comprendendo almeno parzialmente i messaggi formulati in lingua straniera, il soggetto potrà rielaborarli mentalmente, perciò secondo Krashen nella pratica didattica largo spazio deve essere dedicato alla presentazione dell’input linguistico ed essa si realizzerà con l’ausilio di realia, come diapositive, filmati, oggetti, immagini, disegni e con il ricorso a tecniche ostensivo-descrittive. Non solo, anche se non si conosce la lingua a cui si è esposti in una qualsiasi situazione comunicativa, bisogna considerare che la comunicazione si realizza anche, e soprattutto, attraverso elementi extralinguistici.

L’attenzione di questi studi si focalizza soprattutto sulla decodificazione del significato, in modo che si mettano in moto meccanismi innati e si verifichi acquisizione, cioè il trasferimento nella memoria a lungo termine di regole implicite, ma disponibili nella comunicazione. Grande importanza è data al lessico, considerato il principale veicolo di significati .

 

Insomma, la lingua che non è capita non può essere appresa. L’input è ritenuto comprensibile quando ha una struttura definita come “i + 1” (dove “i” sta per intake, cioè quello che lo studente ha già acquisito dell’input, mentre “+ 1” indica lo stadio immediatamente successivo a quello raggiunto dall’apprendente nello sviluppo dell’interlingua. Secondo Krashen, il quale si rifà a studi sull’acquisizione spontanea, esiste un ordine naturale di acquisizione che è un percorso prevedibile, non modificabile e uguale per tutti. La conoscenza esplicita delle regole grammaticali può semplicemente velocizzare il percorso, ma non eliminare o saltare gli stadi. L’input per divenire intake (ed essere cioè disponibile per utilizzazioni successive) deve essere comprensibile, significativo, autentico, contenere la struttura “i + 1” .
Krashen, inoltre, distingue l’apprendimento, che si realizza in un contesto formale durante il quale si analizza consapevolmente la struttura di una lingua e la sua grammatica, dall’acquisizione. Il primo è consapevole, razionale, ma in realtà poco duraturo perché agisce sulla memoria a breve termine. Questo è il motivo per il quale una lingua appresa a scuola, ma non usata, viene presto dimenticata. Il secondo invece è un processo inconscio, spontaneo e duraturo e ciò è dimostrato dal fatto che solo ciò che è acquisto diventa intake ed entra stabilmente nella memoria a lungo termine diventando competenza.

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Altre due ipotesi fondamentali per comprendere la parabola krasheniana sono quella del filtro affettivo e del monitor.
La prima è un concetto vicino alla psicologia e ritiene che successo dell’acquisizione linguistica dipenda da molteplici fattori e stati emozionali che possono intervenire nell’elaborazione dell’input, impedendo così che diventi intake. Le maggiori cause dell’innalzamento del filtro affettivo sono:

− La motivazione, gli studenti motivati acquisiscono in modo più efficace.

− La bassa autostima, concetto fondamentale nell’odierna psicologia. L’acquisizione funziona meglio più l’autostima e la fiducia in se stessi sono alte.

− L’ansia più è forte, meno vi è probabilità di acquisire.

Il monitor è invece un meccanismo consapevole che il soggetto attiva quando utilizza le proprie conoscenze metalinguistiche controllando e verificando l’output . Esso contribuisce alla correttezza formale della produzione, ma necessita dei tempi necessari per la processazione delle regole, quindi riguarda principalmente la produzione scritta o il discorso pianificato. Nell’interazione orale è difficile che il parlante abbia il tempo di far ricorso alla conoscenza consapevole di regole e ciò può interferire con la comunicazione .

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Fondamentale per Krashen è che l’acquisizione avvenga solo quando capiamo ciò che ci viene detto, non conta il modo in cui ce lo dicono. L’input a cui siamo esposti non è basato sulla comprensibilità della forma, delle regole e delle strutture, ma dei significati, quindi acquisiamo una lingua solo quando siamo esposti ad un input comprensibile, in un ambiente non ansiogeno.

Abstract:

Per lungo tempo la didattica delle lingue si è concentrata sui contenuti dell’insegnamento, linguistici e pedagogici, e sul modo in cui essi venivano impartiti. Oggi, con il consolidarsi della concezione della lingua come mezzo d’interazione sociale, l’attenzione si è spostata sul discente, sulle sue motivazioni, sui processi mentali messi in atto per l’acquisizione di una lingua e sulle modalità attraverso cui quest’ultima si realizza.
L’insegnante diviene così non più un semplice somministratore della norma corretta, ma aiutante nel processo di scoperta della lingua, sulla scia della maieutica socratica. L’apprendente è il vero protagonista che attiva capacità cognitive complesse e genera ipotesi sul funzionamento della lingua. Quest’ultimo impara a risolvere i problemi in modo autonomo, come un abito mentale da utilizzare soprattutto fuori dall’aula.
Primo fra tutti e ad avviare questi studi, dopo Chomsky, è stato il linguista Stephen Krashen, il quale ha elaborato una teoria di acquisizione della seconda lingua (Second Language Acquisition Theory) basata su cinque ipotesi:

1. Ipotesi dell’ input comprensibile:

Per acquisire in modo definitivo una lingua bisogna innanzitutto capire cosa ci viene detto anche ricevendo suggerimenti dalla situazione comunicativa.

2. Ipotesi “i + 1”:

L’input non deve essere troppo superiore al livello della mia interlingua.

3. L’apprendimento è distinto dall’acquisizione:

Krashen considera il primo un processo consapevole e razionale che riguarda la memoria a breve-medio termine. Il secondo invece è un processo subconscio che agisce sulla memoria a lungo termine.

4. Ipotesi del filtro affettivo:

La situazione non deve procurarmi ansia, sennò l’innalzamento del filtro non permette la memorizzazione di ciò che sto tentando di acquisire.

5. Ipotesi del monitor:

Nei momenti di tensione e ansia, ad esempio durante un’esposizione in pubblico, mi preoccuperò più della correttezza formale del mio enunciato, interrompendomi probabilmente più volte e inficiando così la riuscita dell’atto comunicativo.

Insomma, il modo migliore per acquisire la lingua avviene in un contesto in cui si comunica in modo spontaneo, senz’ansia e nel quale il discente non si accorge di star imparando (meglio se accompagnato da un bicchiere di vino!).

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