C’è sempre stato qualcosa che con ineluttabile forza mi trasportava verso la filosofia del sol levante. Già da fanciullo ero attratto dall’eleganza del pensiero buddista, spirito che ritenevo molto più aggraziato e coerente di tanti altri con cui avevo quotidianamente a che fare.
Ero profondamente richiamato dal legame della filosofia orientale con la terra e tutte le creature che la popolano, quasi alla ricerca di un’armonia cosmica ma soprattutto interiore.

In questi ultimi anni, occupandomi di formazione, mi sono allora chiesto quali connessioni potessi trovare fra questo pensiero che aveva cullato il mio spirito e forgiato la mia ragione, e qualcuno dei temi che con amore e passione porto nelle mie classi.

Ecco, quest’ articolo vuole essere proprio un ponte fra questi due mondi: da un lato la formazione alla leadership, dall’altro un antico sapere di tradizione giapponese, il Bushido.

La parola Bushido letteralmente significa “la via del guerriero”; da bushi “guerriero” e do “via”.
Il Leader non è forse un guerriero? Un paladino di sé e di quelle persone che traghetterà, con cui combatterà e si alleerà, al fine di perseguire un nobile scopo? La mia risposta è sì, per questo ritengo utile scrivere qualcosa in tal merito.

Partiamo con ordine.

L’origine del Bushido, nella sua forma più grezza, risale già prima dell’anno 1000. Formalmente si costituisce invece dopo il 1600, nel periodo Edo.
E’ proprio in questo tempo che Yamamoto Tsunetomo, samurai della prefettura di Saga, una volta morto il suo grande signore, al quale prestava totale servizio e fedeltà, non decise di seguirlo con il Seppuku – una pratica suicidale consueta – ma scelse di prendere i voti come monaco buddista e di ritirarsi in un eremo dove scrisse l’ “Hagakure”, la calda pancia da cui nacque il Bushido.
Il libro, che raccoglie diversi principi morali e consigli pratici capaci di indicare al guerriero la retta via, doveva esser dato alle fiamme una volta composto. Fu invece il suo discepolo, Tashiro Tsuramoto, a renderlo pubblico ai samurai di Saga che permisero poi la sua pubblicazione nel 1906.

Veniamo ora al suo contenuto.

Il testo trasmette l’antica sapienza dei samurai attraverso aforismi dai quali emerge con forza lo spirito del Bushido.
E’ ispirato alle dottrine del Buddismo e del Confucianesimo, che trovano spiegazione nella relazione che Tsunemoto ebbe da giovane con il monaco Zen di nome Tannen e un letterato confuciano.
Il testo si compone di 11 volumi ma nell’articolo citerò solo i 7 grandi principi che illuminano la strada del Guerriero.

Credo che oggi a un Leader servano, oltre principi e regole tecniche, una buona dose di teorie morali su cui fondare la sua battaglia per il Bene, un mondo migliore, e perché no un lavoro capace di risvegliare qualcosa di positivo.
Parole come onestà, lealtà, giustizia, comprensione, pietà e onore mi piacerebbe potessero tornare ad essere caposaldo di un lavoro che troppo spesso vedo deteriorato dalla spietatezza e da un’eterna rincorsa all’oro.
E’ così che come a me furono regalati tali principi, oggi ve li dono con la speranza che vi possano essere di aiuto e guida nei momenti fondamentali della vostra attività.

I principi.

1_Gi: rettitudine, onestà e giustizia

Si scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle persone ma da te stesso. Il vero samurai non ha incertezze sulla questione dell’onestà e della giustizia. Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Per i samurai non esistevano vie di mezzo, avevano coscienza perfetta del bene e del male, e questo gli impediva di indugiare o avere esitazioni nelle loro scelte. Ascoltavano il loro spirito che sapeva sempre cosa era giusto e cosa fosse sbagliato.

2_Yu: eroico coraggio

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire; nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere. Un samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno e meraviglioso. L’eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

I samurai annientavano la paura e quando gli altri si nascondevano loro agivano. Lo facevano spinti dalla consapevolezza che solo un uomo che accetta la propria morte può essere in grado di vivere la propria vita. I loro non erano atti scellerati ma azioni compiute con saggezza, in una via dove si accettava qualsiasi conseguenza e in cui la resa non era contemplata.

3_Jin: compassione e solidarietà

L’intenso addestramento rende il samurai svelto e forte. E’ diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune. Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d’aiuto ai propri simili e se l’opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

Il pensiero forte non ha bisogno di rifarsi sui deboli, anzi li protegge. Bisogna avere pietà e usare il proprio potere superiore per difendere chi non ne è provvisto.

4_Rei: rispetto e gentile cortesia

I samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza. Un samurai è gentile anche con i nemici. Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale. Il samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

Il rispetto è quindi una proprietà essenziale da agire. Non importa quale sia l’uomo, l’ideologia, il rango, il partito o l’appartenenza: va in ogni caso rispettato per il fatto di essere nello stesso gioco.

5_Makoto: sincerità

Quando un samurai esprime l’intenzione di compiere un’azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l’intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di dare la parola né di promettere. Parlare e agire sono la medesima cosa.

I samurai non mentivano mai, non avevano bisogno di promettere perché ogni qualvolta proferivano parola il loro compito doveva essere quello di agire con coerenza. Questo valeva sia per le piccole che per le grandi imprese. Ogni intento non poteva che essere portato a termine.

6_Meiyo: onore

Vi è un solo giudice dell’onore del samurai: lui stesso. Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà. Non puoi nasconderti da te stesso.

L’onore è una promessa che si fa con se stessi, la capacità di elevarsi sopra gli altri.

7_Chugi: lealtà e dovere

Per il samurai compiere un’azione o esporre qualcosa equivale a diventarne proprietario. Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue. Il samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura. Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.

In questo principio risiede il concetto di dovere e la capacità di difendere sino alla morte chi gli aveva consegnato un dono o un compito.

Pochi principi ma una grande forza che si scorge attraverso il loro dispiegarsi.
I nuovi Leader sono i Samurai del ventunesimo secolo, spero solo che abbiano la capacità di combattere per qualcosa di buono che possa portare armonia e la speranza di un mondo migliore.

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