“La saga di Steve Jobs è l’incarnazione stessa del mito della creatività imprenditoriale”.

Con queste note si introduce il testo di Walter Isaacson Steve Jobs Lezioni di Leadership, manifesto delle buone prassi Jobbiane per chi vuol essere un imprenditore della modernità.

Jobs fondò la Apple nel garage dei suoi genitori nell’anno 1976, a Cupertino in California.
Passarono meno di dieci anni e ne fu estromesso; vi rientrò dodici anni dopo per salvarla dalla bancarotta e quando morì, nel 2011, l’aveva trasformata nella prima industria al mondo per utili. Aveva cambiato il mondo dell’informatica, dei film di animazione, della musica, della telefonia e dei tablet così come della vendita al dettaglio e dell’editoria digitale.

Si può dire che fosse autoritario, spesso irascibile e impaziente ma la verità è che Jobs si comportava come se normali regole per lui non valessero: la passione, l’intensità, il perfezionismo e l’estrema emotività attraverso le quali dipingeva la sua vita venivano riversate nei prodotti che creava e che pian piano cambiavano il mondo.

Il contributo fornito nel libro stila i 14 comandamenti – forse si sentiva più grande di Dio?? – che l’autore considera le chiavi del suo successo. Io ne sintetizzerò solo alcune… quelle che ho ritenuto più importanti.

1. CONCENTRATI

“Decidere quello che non si deve fare è non meno importante che decidere quello che si deve fare”. “Questo vale sia per le aziende che per i prodotti”.

Aggiungo: vale molto anche per il libero professionista quanto per l’orientamento al lavoro del lavoratore alle dipendenze.

Quando Jobs ritornò alla Apple nel 1997 impose di abbandonare la produzione di una dozzina di diversi machintosh e periferiche per concentrarsi solo su quattro modelli. In questo modo salvò l’azienda.

Jobs era un uomo orientato agli obiettivi e sapeva benissimo che per arrivarci doveva eliminare tutto ciò che risultava superfluo.
Quando chiedeva ai suoi manager di definire tra le tante idee quelle da definirsi come le 10 priorità eliminava le ultime sette e lasciava spazio solo alle prime tre.
La sua concentrazione era uno degli elementi portanti del suo operare, capace di eliminare implacabilmente tutto ciò che era accessorio.

L’idea era quindi quella di liberarsi da tutto ciò che poteva definirsi una zavorra concentrandosi così sulla creazione di prodotti eccellenti.

2. SEMPLIFICA

“La semplicità è la massima raffinatezza”.
 Queste le parole del primo dépliant pubblicitario della Apple, queste le perle che con insistenza innalzavano un pensiero che profumava di zen.

Si perché a Steve piacevano le cose intuitive, senza fronzoli, che non richiedevano manuali e permettevano a qualsiasi matricola strafatta di utilizzarle come se nulla fosse.
Questa sua filosofia traspariva anche dal design dei suoi prodotti.
Non perché ignorasse la complessità, ma piuttosto perché a differenza di molti era in grado di domarla.
“Occorre un sacco di duro lavoro per produrre qualcosa di semplice, per capire a fondo le difficoltà intrinseche e trovare soluzioni eleganti” diceva.

Una delle imposizioni che diede al suo team durante la progettazione dell’ iPod fu che si potesse andare ovunque si volesse al massimo con tre clic.

3. PENSA AI PRODOTTI PRIMA CHE AI PROFITTI

“Concentrati su come rendere grande il prodotto, e i profitti seguiranno”.

La prima direttiva che Jobs impose al suo team durante la realizzazione del primo Macintosh fu quella di farlo “follemente bello”. Non parlò di profitti.
Qualcuno potrà dire che questa suo orientamento fu la causa della sua estromissione dalla società a causa dei costi troppo elevati – e non è falso – ma la verità è che Steve non scendeva a compromessi e la qualità per lui era tutto.

Pensava che ragionare troppo sui profitti avrebbe distolto dal concentrarsi al fine di produrre qualcosa che fosse eccellente, che era invece per lui la cosa più importante.

Una riprova di ciò è data dalla diversa gestione che seguì alla sua espulsione da Apple; una direzione concentrata sulla massimizzazione dei profitti che lentamente innescò la parabola discendente dell’azienda.

4. NON ESSERE SCHIAVO DEI FOCUS GROUP

“I clienti non sanno quello che vogliono finché non glielo abbiamo mostrato noi”.

Parole forti, che ribadiscono la necessità di creare nuovi bisogni e nuovi desideri così come nuovi prodotti pronti a diventare necessari quando prima nemmeno erano immaginati.

Riprendendo la storia di un grande imprenditore Jobs disse che se Henry Ford avesse chiesto ai suoi clienti che cosa volessero gli avrebbero risposto un cavallo più veloce. Per fortuna Henry ci vedeva ben più lontano.

Avere a cuore le esigenze dei propri clienti è assai diverso dal chiedere loro in continuazione quello che vogliono. Bisogna avere grande intuizione e percepire i desideri che ancora non si sono formati.

Jobs nel corso del suo percorso imprenditoriale sviluppò sempre più finemente l’empatia, che consisteva in una profonda capacità di intuire i desideri dei clienti.
Usava molto l’intuizione, appresa durante i suoi soggiorni in India, considerandola molto più potente del raziocinio.

5. PLASMA LA REALTA’

La capacità di Steve di spingere le persone a fare l’impossibile fu soprannominata “campo di distorsione della realtà”, prendendo spunto dalla capacità di creare realtà alternative con la sola forza del pensiero, caratteristica che alcuni alieni avevano mostrato in un episodio di Star Trek.

Jobs riusciva a far compiere imprese da mesi in soli pochi giorni. Lo dimostrò all’Atari quando fece produrre il videogioco Breackout in soli quattro giorni anziché alcuni mesi. O quando fece diminuire di dieci secondi l’avvio del sistema operativo del Macintosh, operazione che prima di quella richiesta ineludibile non sembrava possibile. O, all’epoca della progettazione dell’iPhone, quando fece produrre in soli sei mesi un vetro resistente e non graffiabile al posto della plastica. Convinse l’azienda fornitrice a rimettere in produzione quel prodotto – Gorilla Glass – e a soddisfare i suoi bisogni nel tempo richiesto.

Tanti confonderebbero questa sua capacità con l’intimidazione, ma chi lavorava con lui sapeva che per creare cose impossibili bisognava credere che non esistessero cose impossibili. E sapevano anche molto bene che i loro sforzi avrebbero cambiato il mondo dell’informatica con meno risorse di cui disponevano grandi aziende già affermate.

6. ATTRIBUISCI VALORE AL PRODOTTO

Jobs fu sempre molto fedele alle linee adottate da uno dei suoi mentori, Mike Markkula, e oltre a seguire i suoi principi di “empatia” e “obiettivo” si concentrò sull’ “attribuzione”, ovvero l’attribuzione di qualità positive o negative ad un prodotto sulla base della presentazione e dell’imballaggio del prodotto stesso.

Sia lui sia Jony Ive erano convinti che il processo di spacchettamento fosse un rito di sapore teatrale che preannunciava la bellezza del prodotto. Volevano che l’esperienza tattile preparasse già il cliente alla percezione positiva del prodotto.

7. PUNTA ALLA PERFEZIONE

Jobs era uno di quelli che sapeva quando “mettere in pausa”. Se tornare sui suoi passi significava perfezionare il suo prodotto allora lo faceva.

Lo dimostrò fortemente quando quasi realizzato l’iPhone si accorse che troppo spazio era occupato dalla cassa, che rubava spazio ed entrava in competizione con lo schermo, cavallo di battaglia del prodotto. Il team sapeva che ciò sarebbe costato notti e weekend di lavoro, ma aderì alla sua richiesta.

Fece la stessa cosa quando quasi terminato l’iPad chiese di renderlo più amichevole, informale operando una trasformazione all’orlo inferiore rendendolo leggermente bombato e più funzionale all’essere afferrato.

Il suo perfezionismo si estendeva anche alle parti invisibili. Aveva imparato dal padre che un grande artigiano usa un buon pezzo di legno anche per la parte posteriore che di un armadio poggia sul muro. Anche se invisibile necessita dell’attenzione e della qualità di tutte le altre parti. I veri artisti sono mossi da forte passione e dalla ricerca per la perfezione gli diceva.

8. FAVORISCI IL FACCIA A FACCIA

Nonostante Jobs fosse un abitante del mondo digitale sapeva benissimo che utilità avessero gli incontri faccia a faccia.
La creatività è un prodotto degli incontri spontanei, delle conversazioni che avvengono nel mondo non digitale.
Oltretutto gli incontri diretti ci permettono di accedere a molte più informazioni (psicologiche ed emotive) presenti nei nostri interlocutori, favorendo lo sviluppo di un dialogo più profondo e proficuo.

Jobs fece progettare la sede della Pixar in modo che fossero favorite le collaborazioni, gli incontri imprevisti e la creatività.
“Se un edificio non incoraggia questo, molta dell’innovazione e della magia che nasce dalla serendipità (il trovare qualcosa di inaspettato mentre si cerca altro) va perduta” osservava Steve.

9. CONIUGA DISCIPLINE CLASSICHE E SCIENTIFICHE

Jobs, ispirato da Edwin Land (inventore Polaroid), comprese alla svelta l’importanza di porsi nell’intersezione tra discipline classiche e scientifiche.

Riuscì a coniugare umanesimo e scienza, creatività e tecnologia, arte e ingegneria, connettendo poesia a processori.

L’incrocio fra due culture è l’essenza dell’immaginazione applicata e con quasi certe probabilità sarà la chiave per costruire economie innovative nel Ventunesimo secolo.

10. STAY HUNGRY, STAY FOOLISH

“Restate affamati. Restate folli”.

Saranno stati i suoi viaggi in India, la sua appartenenza divisa fra la controcultura hippy – caratterizzata dall’uso di droghe psichedeliche, dalla musica rock e la ribellione all’autoritarismo- e la cultura high-tech e hacker della Silicon Valley; sta di fatto che Jobs fu affamato e folle per tutta la sua carriera.
Il motto trova la sua genesi nella didascalia di una fotografia che ritrae una strada di campagna all’alba presa da una testata elettronica che Steve gradiva molto e leggeva ispirandosi.

Jobs bilanciò perfettamente i suoi aspetti da manager con il suo lato hippy e anticonformista.

Lo fece anche quando collaborando allo spot della campagna “Think different” contribuì alla stesura del testo: “Ai folli. Agli anticonformisti. Ai ribelli. Ai piantagrane. A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso…”.

Testo che si concluse con le stesse parole con cui trova fine questo libro: “E mentre qualcuno potrebbe definirli folli, noi ne vediamo il genio. Perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo lo cambiano davvero”.

 

E infine alcune fra le ultime parole di Steve Jobs. Perchè se ottenere il successo è qualcosa di fondamentale altrettanto lo è non confondere tale importanza con la sacralità della vita e dell’amore che la costituisce:

– Le ultime parole di Steve Jobs –

Ho raggiunto l’apice del successo nel mondo degli affari.

Agli occhi altrui la mia vita è stata il simbolo del successo.

Tuttavia, a parte il lavoro, ho una piccola gioia. Alla fine, la ricchezza è solo un dato di fatto al quale mi sono abituato.

In questo momento, sdraiato sul letto d’ospedale e ricordando tutta la mia vita, mi rendo conto che tutti i riconoscimenti e le ricchezze di cui andavo così fiero, sono diventati insignificanti davanti alla morte imminente.

Nel buio, quando guardo le luci verdi dei macchinari per la respirazione artificiale e sento il brusio dei loro suoni meccanici, riesco a sentire il respiro della morte che si avvicina…

Solo adesso ho capito, una volta che accumuli sufficiente denaro per il resto della tua vita, che dobbiamo perseguire altri obiettivi che non sono correlati alla ricchezza.

Dovrebbe essere qualcosa di più importante:
per esempio le storie d’amore, l’arte, i sogni di quando ero bambino…

Non fermarsi a perseguire la ricchezza potrà solo trasformare una persona in un essere contorto, proprio come me.

Dio ci ha dato i sensi per farci sentire l’amore nel cuore di ognuno di noi, non le illusioni costruite dalla fama.

I soldi che ho guadagnato nella mia vita non li posso portare con me.

Quello che posso portare con me sono solo i ricordi rafforzati dall’amore.

Questa è la vera ricchezza che ti seguirà, ti accompagnerà, ti darà la forza e la luce per andare avanti.

L’amore può viaggiare per mille miglia. La vita non ha alcun limite. Vai dove vuoi andare. Raggiungi gli apici che vuoi raggiungere. E’ tutto nel tuo cuore e nelle tue mani.

Qual è il letto più costoso del mondo? Il letto d’ospedale.
Puoi assumere qualcuno che guidi l’auto per te, che guadagni per te, ma non puoi avere qualcuno sopporti la malattia al posto tuo.

Le cose materiali perse possono essere ritrovate. Ma c’è una cosa che non può mai essere ritrovata quando si perde: la vita.

In qualsiasi fase della vita siamo in questo momento, alla fine dovremo affrontare il giorno in cui calerà il sipario.

Fate tesoro dell’amore per la vostra famiglia, dell’amore per il vostro coniuge, dell’amore per i vostri amici…

Trattatevi bene. Abbiate cura del prossimo.

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