Cosa si intende esattamente con la parola “borderline” quando ci riferiamo a una persona? Questa parola  viene spesso usata nel gergo comune per indicare uno stato psicologico limite, al confine, oltre il quale vi è la follia conclamata, dove l’esame di realtà è stato perduto per sempre.

Effettivamente persone con disturbo borderline di personalità presentano un esame di realtà piuttosto fluttuante che sotto stress può sfociare in pensieri di tipo paranoico che sono davvero limitrofi alla condizione di completo distacco dalla realtà.

Perché alcune persone presentano una personalità borderline mentre altre, vengono considerate “normali”?

Certamente questa non è una semplice domanda in quanto diversi fattori concorrono alla strutturazione della personalità borderline. In questi ultimi anni gli studi neuro-scientifici si sono concentrati su alcune importanti scoperte che riguardano le disposizioni innate degli individui, collegando le anomalie dei  sistemi neurali, ormonali e dei neurotrasmettitori che hanno sede nel cervello con l’osservazione dei parametri psicofisiologici alla base della formazione del carattere che riguardano il temperamento del bambino, l’intensità affettiva che egli esprime, il suo ritmo e le soglie di attivazione nonché la dimensione auto-regolatoria dell’affetto, ovvero la capacità del bambino di inibire una risposta reattiva spontanea a uno stimolo molto carica affettivamente con una meno connotata in tal senso. I bambini infatti presentano delle grandi differenze da un punto di  vista affettivo fin dai primi giorni di vita e le peculiari caratteristiche di ciascuno, a livello fisiologico e temperamentale, interagiscono con l’ambiente.

Il substrato organico alla base della personalità borderline potrebbe perciò spiegare come mai solo in alcune persone si sviluppi una tale struttura a parità di condizioni ambientali simili e delinea il concetto di trauma in termini relativistici: ciò che è traumatico per qualcuno può addirittura essere esperienziato come un evento positivo per altri. E’ interessante inoltre rilevare che sebbene siano indiscussi gli aspetti organici nella formazione della personalità questo non comporta affatto che la psicoterapia non sia efficace, tutt’altro, in quanto nessun neurotrasmettitore o nessun sistema cerebrale funziona in modo indipendente dal contesto ambientale ed esperienziale in cui è inserito e di cui di fatto costituisce sistema. In tal senso infatti la mente umana non è confinata affatto nel cervello e non coincide con esso ma è il risultato di una interazione, di un ecologia, proprio come una specie animale è il frutto di una relazione tra le varie specie e l’ambiente.

Come avviene dunque la formazione della personalità borderline secondo una prospettiva psicologica e psicodinamica che tiene conto proprio di questo aspetto ecologico-relazionale?

 

Alla base della personalità borderline vi è il meccanismo scissionale o scissione, una modalità di funzionamento per cui non vi è integrazione tra le rappresentazioni mentali positive e negative. Nello sviluppo normale il bambino applica la scissione come modalità primitiva di funzionamento, le rappresentazioni negative vengono nettamente separate da quelle idealizzate positive in modo che le une non inficino le altre. Nel corso dell’esperienza il bambino costruisce delle diadi di relazioni oggettuali che sono delle rappresentazioni soggettive (e quindi non oggettive) di ciò che viene esperito nella relazione. Le relazioni oggettuali interiorizzate sono i mattoni di cui sono composte le strutture psichiche e sono i principali organizzatori della motivazione e del comportamento. Esse sono formate da una rappresentazione del sé e dell’altro e da un affetto che li lega. Queste diadi si formano quando il bambino fa esperienza in momenti di elevata intensità affettiva. Esse sono correlate a un bisogno, a un desiderio di piacere, a una fobia o a un desiderio di rifuggire dal dolore. Una tipica esperienza di piacere o di gratificazione avviene quando il bambino ha molta fame e la madre è presente e responsiva, mentre una tipica esperienza di dolore o frustrazione si realizza quando la madre non risponde ai bisogni percepiti del bambino.

Questi periodi d’intensità affettiva apicale coinvolgono il sé in relazione all’altro e sono implicati, nella psiche in via di sviluppo, nella costituzione di strutture di memoria permeate affettivamente. Nel bambino che segue un percorso di sviluppo normale si realizza nel corso dei primi anni di vita una graduale integrazione di queste rappresentazioni estreme, buone e cattive, del sé e dell’altro creando una rappresentazione interna più complessa e realistica. Ma allora come mai negli individui borderline questo non avviene?

Come abbiamo precedentemente rilevato, la personalità rappresenta l’integrazione di pattern di comportamento che hanno le loro radici nel temperamento, nelle abilità cognitive, nel carattere e nei sistemi di valori interiorizzati. Il temperamento rappresenta una predisposizione di base, costituzionale, per sperimentare specifici pattern di reazione a stimoli interni ed esterni. Questi pattern includono il ritmo, l’intensità e la soglia delle risposte affettive. Le soglie costituzionali per l’attivazione di affetti positivi, piacevoli e gratificanti come anche di affetti negativi e dolorosi restano il più importante elemento di collegamento tra gli aspetti biologici e psicologici della personalità. L’intensità, la tipologia e la gamma di affetti che i bambini mostrano nel corso del loro sviluppo sono molto importanti per comprendere l’organizzazione border. Centrale in questo senso è l’attaccamento che il bambino e la madre instaurano e il concetto di effortful control ovvero la capacità del bambino di modulare la sua risposta affettiva che dovrebbe essere stabile entro i 3-4 anni di età. Nei bambini che per temperamento e per esperienze relazionali (abusi, trascuratezza, indifferenza, fallimenti empatici del caregiver) non sviluppano tale capacità e un attaccamento di tipo insicuro è molto più probabile che essi sviluppino una struttura di tipo border. In questi bambini l’integrazione di diadi oggettuali positive e negative in un’unica rappresentazione integrata dell’oggetto è impossibile in quanto le esperienze negative sono talmente cariche affettivamente di ansia e paura che non vi è modo di integrarle con quelle positive e perciò il meccanismo scissionale è preferibile e garantisce una ripartizione e una preservazione degli aspetti positivi idealizzati esperiti da quelli negativi persecutori. Ciò ha enormi conseguenze dal punto di vista relazionale. L’individuo con un’organizzazione di personalità normale ha prima di tutto una concezione integrata di sé e degli altri che trova espressione nel concetto d’identità e di coerenza interna. Questo senso coerente di sé è alla base dell’autostima, della gioia di vivere e della capacità di trarre piacere dalle relazioni con gli altri e dal proprio lavoro. Un senso coerente di sé contribuisce anche alla realizzazione delle proprie capacità, dei propri desideri e dei propri obiettivi a lungo termine. Allo stesso modo un senso integrato degli altri contribuisce a una valutazione realistica che implica empatia e tatto nelle relazioni. Altre conseguenze di una personalità integrata sono il senso di autocritica, il senso d’interdipendenza matura dagli altri, la modulazione della propria risposta affettiva, l’ assertività, e la presenza di un sistema di valori.

Visto da una prospettiva psiconalitica, se le diadi di relazioni oggettuali non possono fondersi e integrarsi ciò ha come conseguenza la non strutturazione corretta dell’Io, dell’Es e del Super Io. I conflitti relativamente stabili tra queste strutture sono alla base, come noto, dei sintomi nevrotici. In individui con funzionamento border di personalità queste strutture non consolidate esitano in una visione del mondo in cui gli oggetti accudenti e quelli punitivi e deprivanti si alternano senza vie di mezzo realistiche oltre che in un senso di sé poco integrato, con oscillazioni tra l’esperienza di sé come bisognoso e impotente e l’esperienza di sé come onnipotente. Ciò ha come conseguenza la difficoltà o l’impossibilità di stabilire e mantenere nel tempo relazioni intime e significative con gli altri, provocando un’enorme sofferenza, condizione esistenziale alla base della patologia borderline.

 

Nicola Mannara

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