La collaborazione tra persone nasce da un senso intrinseco di appartenenza della specie umana, dove l’uomo però, da un po’ di tempo a questa parte, tende ad emarginarsi piuttosto che a coalizzarsi.
Il mondo del lavoro è gremito di persone che, isolandosi, trasformano l’ambiente lavorativo in una prigione.
Fortunatamente nuove idee sono nate nel tentativo di contrapporsi a questo individualismo; lavorando in un team l’ottimizzazione dei profitti e delle relazioni sociali è inevitabile.
Un gruppo affiatato di persone che lavorano fianco a fianco per ore nello stesso posto è in grado di dare qualità al prodotto finale.
Il team building, ovvero un modo di insegnare ai dipendenti un metodo di lavoro e relazione dentro e fuori l’azienda, è un’innovazione che può davvero cambiare la struttura della impresa stessa.
Ma come possiamo sfruttare questo tempo tra colleghi nel miglior modo possibile?
E davvero funziona ?
La soluzione, ipotizzandone una, è quella di fondere due mestieri differenti, che però nella loro diversità ed individualità, si compensano l’un l’altro; stiamo parlando dell’impiegato e del cuoco.

La cucina è un luogo di lunga preparazione, di stress, discussioni, organizzazione, cooperazione, ma anche di passione, arte e amore per il cliente ma soprattutto un lavoro per un team. Non si può pensare all’individualismo all’interno di una cucina perchè se non si collabora tra brigate (diverse sezioni di lavoro presenti in cucina) non si è in grado di servire un piatto completo.
In una cucina si può vedere l’effettiva filiera di produzione: dalla materia grezza, al prodotto finito consegnato al consumatore; cosa utile ed efficace nel prendere coscienza del lavoro che uno svolge, dove se anche un piccolo dettaglio, apparentemente insignificante o meno importante viene trascurato, il risultato finale ne è compromesso.
Ciò dovrebbe dare maggiore responsabilità e sinergia al lavoro aziendale. Ad esempio un semplice stagista, così come una nuova risorsa, se educata al senso di collaborazione, può incrementare esponenzialmente la produttività e il benessere dell’intero gruppo. Ricordandosi che non è un solo impiegato a fare la differenza, ma l’unione di tutti quelli presenti, ecco che da una star up può nel tempo svilupparsi un’azienda più grande e solida.

La mente umana è un complicato groviglio di connessioni sinaptiche, che lavorando all’unisono, creano memoria, movimento, “musica” e pensiero. Prendendo come punto di riferimento l’esperienza di una cucina, dove lavorando a stretto contatto con la complessa realtà di un team, si può forgiare quello che è un senso di responsabilità e mutuo sostegno ecco che la cucina diviene metafora per esercitare quel senso di collaborazione tanto richiesto dalle aziende. Un dipendente che non sia più un numero, bensì un nome, una faccia, una storia, una persona che non lavora per l’azienda ma anzi ne è parte fondamentale.
Portare il gruppo all’interno di una cucina, con un progetto definito, può favorire l’affiatamento così come produrre empatia invertendo i ruoli presenti in azienda (il capo diventa comis mentre il semplice impiegato potrebbe invece essere lo chef).
L’articolo non vuole essere una risposta preconfezionata ma la domanda sul pensare strategie diverse, divertenti e creative utili a migliorare lo stato di cooperazione all’interno di un gruppo aziendale specifico.

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